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Scopri come trasformare il punto debole di Superman nel tuo più grande punto di forza, aumentando la tua credibilità di stralciatore

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Superman.

Batman.

Spiderman.

Hulk.

Captain America.

I supereroi hanno ispirato generazioni di lettori.

Sono stati spesso liquidati come letture per bambini ma, se si osservano al di là di quelle maschere e oltre quei mantelli, le cose sono più complesse di come appaiono.

Sin dalla Grande Depressione i supereroi hanno affrontato temi di grande impatto sociale e politico e in ogni epoca le forze che hanno plasmato il nostro mondo hanno plasmato anche quello di carta.

Ma come mai, tra le migliaia di supereroi comparsi negli albi a fumetti, alcuni sono entrati a far parte della cultura e dell’immaginario comune, mentre altri sono stati relegati agli abissi dell’obsolescenza?

In questo articolo risponderò a questa domanda con l’obbiettivo di spiegarti come, nella mente di un esecutato, anche tu puoi riuscire a diventare il supereroe che qualunque debitore vorrebbe al proprio fianco.

Non è facile individuare un punto di partenza se si vuole parlare di mito e di eroi.

Il viaggio a ritroso nella voglia di raccontare storie fantastiche, nella doppia accezione di storie bellissime e storie di fantasia, potrebbe infatti farci risalire chissà fino a dove e quando.

Praticamente da sempre, infatti, l’uomo ha sentito due necessità che si sono poi intrecciate fra di loro: quella di costruirsi il mito, inteso come storia fantastica di avventure incredibili di uomini eccezionali, e quella di raccontarlo.

Gilgamesh, Ulisse, Mosè, Beowulf.

Ogni religione e ogni cultura ha avuto i suoi eroi.

Ma il primo vero supereroe moderno, quello entrato nell’immaginario collettivo del più grande per eccellenza, fa il suo ingresso sulla scena nel 1938 quando Superman si affaccia dalle pagine del primo numero di Action Comics, colpendo l’immaginazione di migliaia di bambini.

“Più veloce di una pallottola, più potente di una locomotiva e capace di superare dei grattacieli con un balzo”

Su Superman ha scritto qualcosa chiunque si occupi di fumetti.

Immagina un uomo che non ha mai mangiato un dolce nella sua vita, e scopre per la prima volta il gelato.

Questo si avvicina allo scalpore che fece Superman negli anni 40.

C’erano già state storie di uomini superpotenti che usavano le loro abilità per il bene, ma Superman portava con sé un bagaglio di idee così forti e innovative da essere usate ancora oggi, anche se non sempre con maestria.

Fin dal 1938 migliaia di fumettisti hanno cercato di saltare sul carro del vincitore, inventando dozzine di buffi personaggi, colorati e mascherati, ma pochissimi hanno raggiunto lo status di icona di Clark Kent quando indossa il mantello rosso.

Parte del fascino che esercita da 80 anni su generazioni di adulti e ragazzini deriva anche delle sue origini.

Nato dalla tragedia, deve scoprire se stesso per poi usare le sue enormi potenzialità per aiutare gli altri, venendo a patti col fatto di non essere forte, anzi fortissimo, ma non onnipotente.

Per quanto possa essere trito e ritrito, è un concetto così ampio che nel corso degli anni gli sceneggiatori che si sono occupati delle sue avventure non si sono mai allontanati di una virgola da questi concetti base.

Nelle storie originali della Golden Age, Superman era una sorta di Braccio di Ferro: un personaggio spaccone, che risolveva le proprie sfide a colpi di sganassoni, riservando ai propri avversari anche qualche burla più o meno elaborata a mo’ di lezione.

Mai un momento di debolezza, mai un momento di difficoltà.

Ma dopo lo straripante successo iniziale, la figura del supereroe col mantello ha cominciato ad entrare in crisi.

L’assenza di traumi personali e punti deboli continua anche nella Silver Age dei decenni successivi, nel corso della quale la semplicità originaria del personaggio viene mutata in una sorta di frivolezza.

I lettori cominciano a disaffezionarsi a un personaggio invincibile. Lo vedono come distante da loro, poco credibile, poco vicino alla loro realtà di tutti i giorni fatta di piccoli drammi, difficoltà e paure.

Per ovviare alla diminuzione delle vendite, nel corso degli anni i suoi poteri verranno aumentati a dismisura.

Da un alieno in grado di saltare grattacieli con un balzo, avremo un semidio in grado di spegnere il sole starnutendo.

Ma in quel periodo l’industria del fumetto non era il business che è oggi e le serie dovevano inventarne di tutti i colori per restare a galla.

Volo supersonico, superforza, raggi laser dagli occhi, invulnerabilità.

Un essere così potente potrebbe conquistare il mondo col pugno di ferro. Potrebbe non tollerare un sussurro di diffidenza.

Ma sotto la sua pelle invulnerabile, Superman in fondo è un umano come me e te.

È soggetto alle nostre stesse debolezze, come la rabbia, l’odio la disperazione e la paura.

Vedendo Superman come un essere cosmico, si sottovaluta sempre il suo lato umano. Al contrario di molti supereroi, Superman ha un identità segreta particolare. Quando il nostro è Clark Kent, mantiene tutti i suoi principi di onestà e giustizia per tutti (visibili nei suoi articoli di giornale, vincitori anche del premio pulitzer) ma si nasconde sotto una sorta di goffaggine campagnola.

Quando è Superman, è Clark Kent al naturale, senza la goffaggine.

Superman non si nasconde per prendere in giro l’umanità, si nasconde perché ne fa parte, e vuole la possibilità di dimostrarlo anche senza indossare un costume, usando anche i talenti che non ha ricevuto per diritto di nascita.

Lois Lane non si è innamorata solo della meraviglia di Metropolis, si è innamorata dell’uomo dietro gli occhiali e la S.

È questa sua umanità a rendere interessanti le storie di Superman.

Se fosse un vero e proprio alieno, senza nessuna qualità che lo facesse identificare col lettore, sarebbe effettivamente un personaggio noioso.

Ma Superman può soffrire, può piangere, e può anche morire.

Ha anche un punto debole, la kryptonite, sostanza che arriva sulla Terra in forma di meteore dal suo pianeta natale, esploso nello spazio, e che lo rende debole e incapace di muoversi.

Tutti questi aspetti contribuiscono ad umanizzare la figura di un supereroe avvicinandolo al lettore.

Quella che potrebbe sembrare una crepa nell’armatura di invincibilità dell’eroe di Metropolis è in realtà il segreto del suo successo.

Nessuno è veramente disposto a credere in un eroe infallibile.

La mente umana sa che problemi e difficoltà sono dietro l’angolo e non esiste, nemmeno nei fumetti, un eroe in grado di vincere sempre.

Il ruolo della debolezza nell’identità dei supereroi è sempre presente non solo come contropartita della forza su cui si fondano i loro superpoteri.

Spesso sono proprio i punti deboli, come la kryptonite che rende vulnerabile Superman, a mettere in risalto la sua forza nelle difficoltà.

Non solo perché sarebbe troppo facile (e meno affascinante) vincere sempre, ma anche perché la debolezza che limita il personaggio e lo mette in una situazione di pericolo fa risaltare ancora meglio la sua superiorità morale, oltre che fisica, nei momenti di difficoltà.

Per questo motivo, quando ti trovi a parlare con un esecutato, non fare MAI l’errore di presentarti come un eroe invincibile, entrato nella sua casa per combattere i creditori nemici che con te al suo fianco non avranno scampo.

Ammetti la tua fallibilità, spiega che la vittoria non è garantita.

La tua forza e la tua credibilità di esperto del Saldo a Stralcio risiedono anche nell’ammissione di fallibilità, nel dire le cose come stanno.

Nessuno, nemmeno noi di Stralciando possiamo garantire di riuscire a stralciare ogni debito

Quando incontri un esecutato, quando ti siedi di fronte e gli spieghi cosa puoi fare per lui, non fare MAI l’errore di ostentare un’invincibilità che non possiedi.

Mentre ti muovi tra le Stazioni dell’Esecutato ricordati di non ingigantire mai la promessa di essere in grado di aiutare il tuo esecutato.

Nella vita vera Superman non esiste.

E i superuomini neppure.

Siamo tutti quanti esseri umani. Con le nostre

  • debolezze,
  • insicurezze,
  • paure,
  • fragilità.

La nostra forza sta nell’accettare le nostre fragilità. Nel non pretendere di essere perfetti e non farlo credere.

Molti pensano che ammettere le proprie debolezze sia segno di debolezza.

È il contrario. È segno di forza.

Chi è più forte e coraggioso: chi non se la sente di guardare in faccia la realtà e finge che sia diversa, o chi ammette che è così com’è?

Tutti questi dispositivi di persuasione fanno parte del bagaglio di competenze dei nostri Stralcinsider, i veri supereroi del saldo a stralcio.

Se vuoi entrare a far parte della più forte squadra di protettori degli esecutati e vuoi aumentare a dismisura la tua percentuale di deleghe ottenute c’è un solo posto dove potrai farlo:

A Bologna l’8 settembre 2018 per l’ultima e definitiva tappa del nostro tour di Stralciando.

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Ci vediamo in aula!

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